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lunedì 12 ottobre 2009

POLIFEMO

Nell’ottobre del 2007 ho iniziato un diario di fantasia seguendo le regole di un’intuizione di gioco di ruolo per blogger, da me redatte all’inizio dello stesso anno. Blog di Ruolo è sostanzialmente una riflessione sul fenomeno blog e sulla sua applicabilità nei giochi di rappresentazione. Seguendo questa linea di pensiero, ho creato molte pagine virtuali. Reporter dal Futuro è stata senz’altro una delle più affascinanti.
George è un blogger del futuro che ci parla attraverso un programma capace di far viaggiare nel tempo l’informazione. Uno sguardo verso nuove fantasie della rete, abbracciando Gibson e provando a spingersi oltre…

Ho usato un ascensore.
Gli accessi sono rari, ma è forse il modo più sicuro per scendere nel sottosuolo.
Gli ascensori si trovano su frequenze appena percettibili, generalmente libere. Si appoggiano solamente ad un paio di satelliti ed è possibile utilizzarli solo se possiedi l’equipaggiamento adatto. Ed io, per mia fortuna, lo possiedo!
Se la Matrice in Surface è divisa in livelli, l’Underground si estende su una superficie piatta, praticamente infinita. A volte devi viaggiare per delle ore prima di raggiungere quello che cerchi, ed imbatterti in compagnie poco piacevoli.
Proprio loro, ve ne ho già parlato: i V.E. Virtual Existence. Flussi di luce, tamburi martellanti, esplosioni nervose. Se chi viaggia in rete non è altro che un filamento sottile d’informazione viva, queste creature (complesse evoluzioni di programmi ottenuti attraverso il download di ogni singolo algoritmo di una mente umana) sono dei veri e propri giganti. A volte si presentono attraverso obsolete proiezioni oleografiche, avatar di pessimo gusto. Non avendo più contatto con l’esterno, le loro rappresentazioni tendono ad essere alquanto kitsch. Ma di solito amano mostrarsi in tutta lo loro estensione. Alla fin fine non sono altro che tristi proiezioni di vite prigioniere di un hard disk.
Il professor Huta è uno di loro.
È stato uno dei primi ad interessarsi al progetto HGW, il primo a mettere insieme un prototipo, ed uno dei massimi esperti in materia ancora presenti nel sistema. Molti dei suoi colleghi sono stati frammentati, uccisi a livello di entità, ma riutilizzati dal governo sotto forma di informazioni.
Amante della cultura greca e di Omero, gli piace raffigurarsi dietro le sembianze del gigante Polifemo. Quando mi si è presentato davanti ho avuto più di un attimo di esitazione.
Mi ha detto che HGW è incostante, difficile da controllare, e molto più rumoroso di quello che mi ero immaginato.
Mi ha dato dei consigli su come utilizzarlo. Creare delle schermature fantasma, dei mirror per distrarre le attenzioni.
Spero di riuscire a farlo girare con più calma. Ho da dirvi tante cose, prima che diventi troppo tardi anche per voi…

George, 19 Gennaio 2084

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martedì 29 settembre 2009

REPORTER DAL FUTURO: Questione di genetica

Nell’ottobre del 2007 ho iniziato un diario di fantasia seguendo le regole di un’intuizione di gioco di ruolo per blogger, da me redatte all’inizio dello stesso anno. Blog di Ruolo è sostanzialmente una riflessione sul fenomeno blog e sulla sua applicabilità nei giochi di rappresentazione. Seguendo questa linea di pensiero, ho creato molte pagine virtuali. Reporter dal Futuro è stata senz’altro una delle più affascinanti.
George è un blogger del futuro che ci parla attraverso un programma capace di far viaggiare nel tempo l’informazione. Uno sguardo verso nuove fantasie della rete, abbracciando Gibson e provando a spingersi oltre…

Questione di genetica

Non so cosa sia successo. L’interferenza é venuta da fuori, come se qualcuno cercasse di tagliare i fili di connessione da una piattaforma esterna. Ho pensato al futuro… Potrebbe significare che, malgrado tutto, questa mia voce fa davvero la differenza. Mi temono, e stanno provando a cancellare ciò che é già successo. Ma non glielo permetterò!
Non posso stare molto. Devo capire alcune cose dell’HGW. Scenderò nell’Underground più tardi. Devo trovare Karin e cercare di parlare con uno dei programmatori. Alcuni di loro errano nel sottosuolo da oltre mezzo secolo, distrutti dal pulsion o da altri orribili veleni. Gente che ha visto il mondo prima del virus, gente antica.
Qual’é la loro età?
Ma certo, non ve l’ho detto. La genetica ha fatto passi da gigante. Ancora non é mai morto nessuno di vecchiaia. Gli scienziati stimano una speranza di vita di oltre 300 anni, ma é un dato che sicuramente aumenterà col tempo. Poi ovviamente ci sono le esistenze virtuali. L’Underground ne é pieno.
Tornerò più tardi Forse domani. Adios!

Vedi precedente intervento.

lunedì 21 settembre 2009

REPORTER DAL FUTURO: Il Virus

Nell’ottobre del 2007 ho iniziato un diario di fantasia seguendo le regole di un’intuizione di gioco di ruolo per blogger, da me redatte all’inizio dello stesso anno. Blog di Ruolo è sostanzialmente una riflessione sul fenomeno blog e sulla sua applicabilità nei giochi di rappresentazione. Seguendo questa linea di pensiero, ho creato molte pagine virtuali. Reporter dal Futuro è stata senz’altro una delle più affascinanti.
George è un blogger del futuro che ci parla attraverso un programma capace di far viaggiare nel tempo l’informazione. Uno sguardo verso nuove fantasie della rete, abbracciando Gibson e provando a spingersi oltre…

Devo stare attento.
HGW gira bene, ma è come un faro nella calma piatta di un oceano silente. Per quanto lo possa schermare, il rischio che mi intercettino è sempre alto.
Non importa. Continuerò ad usarlo finché ne avrò la possibilità Se questo portale venisse cancellato, vorrà dire che mi hanno scoperto. Vi suggerisco di copiare queste parole, di farle rimbalzare nella rete. Questo è il vostro futuro; il nostro castigo. Forse avete ancora una speranza per tornare indietro. Forse…
197 milioni di abitanti. Tanto spazio per tutti. Interi palazzi adibiti ad abitazione, petrolio e gas sufficienti per almeno altri due secoli, mezzi aerei alla portata di tutti. Puoi farti il weekend a Calcutta se vuoi. Solo 2 ore e 35 minuti con l’Iperjet da Roma.
Siamo tutti ricchi, e non ci manca assolutamente niente. Il meccanismo è oliato alla perfezione. Niente più guerre. Solo qualche attentato, sapientemente elaborato dal governo per tenerci un po’ sulle spine. Il nemico non è più umano. Si parla di Intelligenza Artificiale ribelle, addirittura di alieni. Stronzate!!!
Come è potuto succedere?
Semplice. Quasi scontato. Un piccolo virus, ben elaborato, introdotto agli inizi degli anni dieci, impacchettato alla perfezione dalla macchina mediatica produttrice del consenso. Vennero additati i terroristi, come al solito. No, non gli arabi. Quelli erano già passati di moda. Proprio voi ragazzi! I Terroristi della Rete.
Misero subito i ceppi alla cosiddetta “comunicazione alternativa”, rea di fomentare odio verso i mainstream ufficiali, la politica e le alte cariche statali. Il virus intanto mieteva vittime, ma il governo assicurava che presto sarebbe arrivata la cura. Il paese che all’epoca veniva chiamato Stati Uniti d’America guidò la crociata contro i nuovi terroristi, mentre Europa e Asia, in balia del virus, non potettero fare altro che acconsentire alla leadership della vecchia superpotenza.
Arrivò la cura, ma non per tutti. La rete era bloccata, ci rimase per oltre due anni, e il silenzio a riguardo era totale. Nessuno sapeva in quanti stavano morendo. Le TV avevano smesso del parlare del virus, ma intanto si continuava a morire. Sb-s0-=s/á;0 s978sn ;m sl0;’s s’[ms’psb 7IBS ;On k0O ‘pnn ,K; …//

FINE COMUNICAZIONE

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domenica 13 settembre 2009

IL GRANDE PROTETTORATO

Nell’ottobre del 2007 ho iniziato un diario di fantasia seguendo le regole di un’intuizione di gioco di ruolo per blogger, da me redatte all’inizio dello stesso anno. Blog di Ruolo è sostanzialmente una riflessione sul fenomeno blog e sulla sua applicabilità nei giochi di rappresentazione. Seguendo questa linea di pensiero, ho creato molte pagine virtuali. Reporter dal Futuro è stata senz’altro una delle più affascinanti.
George è un blogger del futuro che ci parla attraverso un programma capace di far viaggiare nel tempo l’informazione. Uno sguardo verso nuove fantasie della rete, abbracciando Gibson e provando a spingersi oltre…

George, 14 gennaio 2084

Ho scelto di parlare a voi, uomini del 2007, semplicemente perché questa data è la più lontana che sono riuscito a raggiungere. La rete al tempo vostro è ancora estremamente primitiva. La vostra cyber-activity è paragonabile all’attività motoria di una crisalide, la lettura è antiquata, i processi neurali lenti, l’identità assolutamente carnale.
Ma le vostre piattaforme di comunicazione, per quanto obsolete, riescono a soddisfare le mie necessità, e a far si che il mio compito venga svolto.
Oggi è un venerdì, un semplice venerdì di gennaio dell’anno 2084.
Lavoro per una grande compagnia, e questo può suonarvi molto più normale di quanto non sia in realtà. Infatti oggi tutti lavorano per una grande compagnia.
In AMERIKA non esistono confini, culture, etnie. La bandiera ha stelle e strisce di tutti i colori; il Grande Protettorato, il sogno divenuto realtà. Per identificarsi non esistono più né lingue, né stati, né religioni, né usanze. Il grande progetto per il nuovo secolo americano è riuscito al 100%, e adesso siamo tutti figli di un solo dio.
Sormontato da due alte torri che rappresentano il sacrificio di migliaia di persone per un bene più grande, la grande S sbarrata ci osserva e ci guida. Il Dio Denaro è con noi.
Lavorare per una grande azienda riesce a soddisfare ogni tuo desiderio di appartenenza. La compagnia si occupa di te e di tutta la tua famiglia, dell’educazione dei tuoi figli, dell’assistenza sanitaria, del sostegno psicologico, della casa, delle ferie, della tua informazione e di tutte le cose di cui necessiti quando sei attaccato al processore (droghe comprese).
Non ci sono guerre, non ci sono distinzioni, non si muore quasi mai (e solo a causa di qualche sporadico attentato dei ribelli). La maggior parte delle persone appaiono felici, le altre sono costrette a far finta di esserlo.
Vi chiederete come sia possibile tutto ciò? Come sono riusciti gli uomini a raggiungere un equilibrio del genere? Centinaia di paesi e culture, e linguaggi, e religioni, e costumi, tutti sotto un unico segno. Miliardi di persone…
No. Non più…
Vi confesso il primo piccolo segreto.
Oggi è il 14 gennaio 2084 e la popolazione mondiale stimata non supera i 197 milioni.
Riuscite a capire adesso come è stato possibile tutto ciò?
Avverto un interferenza nel sistema. Non posso attardarmi oltre.
Tornerò presto!
Chiudo.

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martedì 8 settembre 2009

IL MONDO LATERALE

Una serata normale. Ancora non è uscito nulla dalla TV, ma mi sono rimasti i confetti che mi ha dato Rufus due giorni fa. Ha i capelli unti, Rufus, e due baffi decisamente fuori luogo. Ma si sa, gli agenti di Uther sono così.
I miei occhi sono puntati sulle pieghe del soffitto, che variano sul grigio. Ovviamente il soffitto non ha pieghe, ma i miei nemici mi aiutano a vederle. Non faccio fatica a crederci, anche se sono un agente infiltrato e conosco il Mondo Laterale.Quando la Rete di Hope mi ha chiesto di indagare su alcuni dei personaggi più importanti della Sfera Segreta, in quello che ormai nell’Etere viene chiamato da tutti Mondo Laterale, mi è sembrata una proposta attraente. Anzi, pensavo seriamente di essere al punto di svolta della mia vita.

Trentaquattrenne inutile reietto sociale, senza famiglia ed affetti, l’unica cosa che mi era parsa auspicabile per dare un po’ di significato a un’esistenza altrimenti inutile era quella di combattere la Sfera Segreta, la sotterranea cospirazione dei potenti dediti ad annientare le classi sociali nell’ombra.
Un tempo pensavo fosse tutto inarrivabile, come combattere contro il vento. Percepivo il lento ma inesorabile muoversi degli ingranaggi di un macchinario terribile, ma credevo fosse impossibile dare una forma al Nemico. Poi è arrivata Lucy.
Occhi di ghiaccio, piccola ma con le forme adatte, sempre vestita di rosso. Non gli importava di dare nell’occhio nel mondo reale, ma quando entrava sull’altro livello era una talpa. Irraggiungibile. Sempre davanti agli altri di una spanna. Letale nella sua dolcezza, amorevole nella sua crudeltà. Era Lucy perché amava Lucifero il Ribelle, il primo Uomo Libero.
Lucy è sempre stata un’amica, una di quelle con cui non puoi fare sesso senza innamorartene. Per questo non siamo mai andati a letto insieme. La sera che la incontrai in quel bar sull’autostrada ci capimmo all’istante, e allora mi parlò dei suoi sogni, delle Fenditure tra i Mondi, e del Potere del Cartaio.
Il Cartaio è colui che può cambiare le regole dei mondi, e crearne uno suo per raggiungere ciò che nel Mondo Reale non potrebbe mai raggiungere. Il potere di un Cartaio è immenso, ma non onnipotente. Anche se detta lui le regole, gli altri possono sempre muoversi liberamente nel suo mondo, e naturalmente infrangerle. Azathot era il Cartaio del Mondo Laterale, e la Rete di Hope era il suo progetto.
Il soffitto con le pieghe appartiene al Grand Hotel Joice, nella Città degli Uomini Bene. La mia stanza é al 54esimo piano, con una vetrata bellissima che da sulle luci infinite delle strade. Uther potrebbe essere da qualche parte sopra di me. Magari é lui quello che piscia nel cesso al piano di sopra. Se così fosse stato potrei chiamare la Centrale, chiedere una fenditura tra il soffitto e il pavimento, salire sull’armadio e saltare davanti a lui per staccargli di netto l’uccello. Ma non posso rischiare. Fino a che ci riesco, devo far credere ai suoi uomini di essere uno di loro. E poi sono completamente andato.
Ma questa sera il pesce grosso non é Uther. Stanotte deve arrivare un ospite importante, e la Rete é convinta che si tratti di Merlino. Quello vero intendo, non uno dei suoi innumerevoli sosia.
Il Potere Persona, chiamato anche Magus oppure Grande Corporazione, Merlino, nato dalla mitologia anglosassone per identificare colui che è al di sopra di tutti, e guarda negli occhi del drago. Merlino era il riflesso della Fame di Potere del Mondo Reale, la creatura capace di comprimere le pareti di ogni Universo e farlo collassare. Il fattore della discordia dell’equilibrio.
Io ero solo un esca e lo sapevo bene. Non che m’importasse granché. Ormai ero partito, e a me andava bene così. Sapevo che i piani della rete nascondevano trappole, ed ero pronto ad accettarle per le riuscita del Progetto.
Le pieghe erano andate. Adesso viaggio tra i mondi inferiori, quelli a metà strada tra la chimica del carbonio e quella del sogno. Vedo fumi colorati che prendono la forma di squillo vogliose di succhiarmi. Chiudo gli occhi e cerco di trasformare le mie visioni in surrogati di Lucy. É sbagliato, ma non posso ingannarmi ancora con le solite storie sulla correttezza. Lucy é la mia dea, ed io la desidero più di ogni altra cosa.
Lucy é colei che avrebbe ucciso Merlino, se io fossi riuscito a distrarre abbastanza Uther ed a portarla a tiro. L’idea mi spaventa a tal punto che m’ingoio un altro confetto di Rufus. Sono le 11, e quindi é presto, e c’é tutto il tempo per annacquare il cervello prima di agire. Ma fino a che punto era conveniente rimanere sballato quella notte?
Mentre sento le cellule del mio corpo aderire l’una con l’altra e strofinarsi seducentemente, mi domando: “che cosa succederà dopo?”
La morte di Merlino avrebbe davvero sconvolto il Mondo Reale e svegliato le masse di uomini schiave dello schermo? Oppure il Cartaio, di cui nulla si sapeva nel Mondo Reale, avrebbe preso il suo posto, facendo ripiombare tutti noi nella solita probabile condizione di sempre, presente fin dall’inizio dei tempi?
Più volte ho confessato questo mio dubbio a Lucy, ma lei mi ha sempre rassicurato. Credeva nel progetto e sarebbe anche morta per portarlo a termine. Ed ovviamente non poteva permettersi di dubitare di Azathot.
Chiudo gli occhi e lascio andare la presa. Subito le luci fosforescenti mi prendono per mano, accompagnandomi nelle viscere dell’entità. Galleggio per un paio d’ore sul mare delle risposte, senza mai afferrane una. Ma non sono sceso laggiù per quello. Voglio solo rilassarmi…
Un trillo sintetico mi martella i timpani. Sono le una e trentadue. La sveglia continua il suo canto di follia, ed io provo a colpirla più volte con il palmo della mano, senza riuscire a fermarla. Afferro il cavo elettrico e lo strappo con forza, portandomi dietro l’intera presa elettrica. Devo muovermi.
Mi avvicino alle portefinestre che danno sulle mille luci della città. Molto più sotto la strada brulica di gente e di auto di lusso. Merlino era un divo, oltre che a migliaia di altre cose. Lo stavano aspettando, come lo stavo aspettando io, come lo stava aspettando il proiettile ad implosione neurale caricato nel revolver di Lucy.
Una limosine bianca svolta l’angolo in fondo alla strada principale. Le una e quaranta in punto. La puntualità era alla base del successo di Merlino. La folla esulta, le luci dell’albergo vengono proiettate verso la strada, seguendo l’auto per tutto il percorso. Fuochi d’artificio esplodono all’altezza del cinquantesimo piano, poco più sotto di dove mi trovo io. Mi unisco ai festeggiamenti accendendomi un sigaretta.
Mi godo la scena, e poco importa se è fatta di percezioni reali o fittizie. Il Mondo Laterale è sfuggente, la dimensione a metà strada, la somma di tutte sensazioni. La droga, i pixel luminosi, gli stimoli neurali; una miscela straordinaria di vita e non vita.
Seguo con gli occhi la figura che dalla limosine percorre il tappeto rosso davanti all’entrata dell’albergo. Indossa un impermeabile grigio e un cappello a tesa larga. Una chioma bionda gli cammina accanto, sfoggiando una pelliccia di volpe bianca. E’ Merlino oppure un altro stramaledetto sosia sintetico? La Rete ne aveva già uccisi due, e quelle missioni erano costate molti uomini alla resistenza. Non potevamo permetterci di fallire ancora.
Getto il mozzicone ancora acceso sulla moquette della stanza, ma lo spengo col piede, provocando una bruciatura che non piacerà affatto agli addetti alle pulizie. L’alterazione dei liquidi è quella giusta. La droga circola facile attraverso le mie vene, sollecitando le percezioni opportune, lasciandomi comodamente sul ciglio del Mondo Laterale. Il Gatekeeper è pronto ad agire.
Esco dalla stanza e mi dirigo velocemente verso gli ascensori. Mi basta sfiorare la Centrale con un pensiero per sapere in quale cabina si trovi il nostro obbiettivo. Mi accosto alla porta di metallo e aspetto che Merlino si avvicini. Ho solo bisogno di una manciata di centesimi di secondo per afferrare la sua frequenza. Ne avverto il potere, la sagoma, l’estensione. Merlino è una distesa infinita di materiale da costruzione, un involucro di mondi e di esistenze. No, non è un andrososia, è proprio lui.
Mentre registro la frequenza, nella speranza che non si accorga di niente, riesco anche a definire l’entità della sua compagna, che in ginocchio davanti a lui è impegnata in un fellatio. Lei si che è sintetica; squillo di settimo livello. Roba di classe, Made in Osaka. Ringrazio la sua distrazione sessuale, che con tutta probabilità mi ha salvato la vita.
L’ascensore si ferma al 55esimo piano, proprio sopra di me. Passa qualche secondo prima che la porta si apra. Li sento entrambi ridacchiare, mentre percorrono il corridoio in direzione della camera di Uther. La porta viene spalancata e la stanza li inghiottisce.
Ora è il turno di Lucy. La sfioro mentalmente avvertendola che il campo è libero. Provo un certa eccitazione a penetrare la sua mente, qualcosa di infinitamente più complice di una semplice scopata. Lei mi risponde che è pronta, e afferra la registrazione della frequenza prima ancora che gliela porga.
Funziona così. Il cyberworld e la realtà si congiungono da qualche parte in un punto indefinito, su frequenze che non sottostanno a leggi fisiche, ma che soffrono gli sbalzi chimici dei soggetti. La droga è il mezzo per unire i due mondi, ma le brecce sono sfuggenti, e il loro attraversamento può risultare fatale.
Entro nell’ascensore e salgo al piano superiore. Davanti a me si apre un corridoio identico a quello del piano di sotto. Luci calde e soffuse, un tappeto ricamato di assurde geometrie, due file di porte chiuse color verde scuro. La mia ha una targhetta di ottone che segna il numero 5521.
Il brusio che proviene dall’interno è lontano, ma mi rassicura. L’atmosfera sembra essere tranquilla. Busso piano tre volte, e la porta si apre quasi subito. Rufus mi guarda con due occhi sballati, puntandomi la calibro 42 all’altezza della fronte. Ci sono abituato ormai.
«Smettila Rufus con queste stronzate. Fammi entrare!»
Lui preme il grilletto e sento il click esplodermi nella testa. Il cuore si ferma solo un attimo, poi rispondo allo scherzo con una risata forzata. Rufus è piegato in due dal ridere, ma mi lascia entrare e chiude la porta alle nostre spalle.
L’ingresso della suite è ampio e impacchettato in una vistosa carta da parati bordeaux. Rufus mi chiede se ho finito i miei confetti, ed io gli rispondo che sono in circolo e che tutto non potrebbe andare meglio. Lui sorride con i suoi denti placcati e butta giù una capsula di Dortan, equilibratore di percezione. È di guardia e non si può permette di stare fuori.
«E’ arrivato?»
«Di questo non ti devi preoccupare. Il piano di sotto è sgombro?»
«Si. Tutto a posto!»
«E come stanno i livelli? Siamo puliti?»
Rufus parlava del Mondo Laterale. Io ero di guardia anche laggiù.
«Un paradiso incontaminato» gli rispondo, mentre sono quasi sicuro di essermi trasformato in un’ameba. Galleggio tranquillamente in un liquido celeste.
Rufus ridacchia e si accende una sigaretta. È in quel momento che gli affondo il tagliacarte nella gola.
È il tagliacarte dell’albergo, lungo, sottile e lucente. Sul metallo risalta l’incisione “Joice Hotel”. Penetra facilmente i tessuti mollicci del suo collo, ma devo strappare con forza per riuscire a recidere la giugulare. La carta da parati bordeaux non sembra subire un grande danno, e mi fermo a pensare che forse il direttore dell’albergo ce l’aveva messa apposta.
Poso il fagotto di carne a terra senza fare rumore, poi mi avvicino alla porta che da sulla stanza. Sento distintamente la voce di Uther e quella di Janice, la sua compagna. Merlino è troppo distante per riuscire a percepirlo, e non oso neanche provarci. In questa situazione si accorgerebbe subito della mia presenza.
Non posso attendere oltre. Non ho la certezza che il nostro uomo si trovi nella stanza, ma non posso rischiare che qualcuno si accorga di Rufus. Così dico a Lucy di tenersi pronta, perché le danze stanno per incominciare. La sento augurarmi buona fortuna mentre spalanco la porta.
La sorpresa negli occhi di Uther è tutto ciò che ricordo. Il resto me lo ha descritto Lucy, in quel Motel sulla statale 19, dopo che ci eravamo scopati fino a perdere conoscenza.
Lei era passata dentro di me attraverso il varco che avevo creato. Era stata abile nel freddare prima la guardia, poi a colpire Merlino con il proiettile ad implosione neurale. Le urla delle donne le ricordavo vagamente, mentre lei me ne parlava, e poi il rumore di vetri infranti. Uther era volato oltre la vetrata, sfracellandosi sui deliranti fan accalcati all’entrata dell’albergo.
Il distacco era durato meno di due minuti. Ancora non riesco a capire come sono riuscito a mantenere il controllo, mentre i veleni mi correvano dentro promettendomi una stravagante esistenza catatonica. Lucy è rimasta nella mia testa fino a quando non ho conquistato il corridoio. Nel passare accanto al corpo di Rufus mi devono essere venuti in mente i confetti di Dortan. Ho frugato le tasche del mio ex spacciatore e ne ho travati due.
Quindici minuti più tardi ero pulito, e camminavo tranquillamente in una strada secondaria della città. Quando ho visto l’auto fermarsi acconto a me, non mi è importato più niente. Ma era Lucy, e allora mi è venuto da ridere.
Siamo usciti dalla città e ci siamo fermati in quel Motel. Non era granché, ma il bagno era accettabile e il materasso morbido. Anche lei ha preso del Dortan prima di fare sesso.
Eravamo puliti, eravamo normali, e tutto comunque è stato fantastico.

GM Willo 2006 - Racconti del nuovo millennio

giovedì 3 settembre 2009

REPORTER DAL FUTURO: Intro

Nell’ottobre del 2007 ho iniziato un diario di fantasia seguendo le regole di un’intuizione di gioco di ruolo per blogger, da me redatte all’inizio dello stesso anno. Blog di Ruolo è sostanzialmente una riflessione sul fenomeno blog e sulla sua applicabilità nei giochi di rappresentazione. Seguendo questa linea di pensiero, ho creato molte pagine virtuali. Reporter dal Futuro è stata senz’altro una delle più affascinanti.
George è un blogger del futuro che ci parla attraverso un programma capace di far viaggiare nel tempo l’informazione. Uno sguardo verso nuove fantasie della rete, abbracciando Gibson e provando a spingersi oltre…

12 Gennaio 2084

Il mio nome è George, e non ha importanza il resto. Questo sarà l’appellativo con il quale potrete chiamarmi.
Tre giorni fa mi trovavo al trentottesimo livello della matrice, vicino ai confini dell’Underground, la zona ormai fuori controllo del sistema. Molti agenti pattugliavano le entrate e le uscite di quel territorio arido, capace di attirare qualche utente solo attraverso i servizi di “virtual-get-togheter” a basso costo, una via di mezzo tra un videogioco e le antiche filosofie new-age.
Comunque non mi trovavo laggiù per quel motivo. Dovevo incontrare Karin, un operator del sottosuolo che avevo contattato per caso attraverso una cripted-chat degli alti livelli. Mi aveva accennato del progetto HGW, e la cosa mi aveva incuriosito. Non poteva addentrarsi in particolari, era troppo rischioso. Mi disse che se ero interessato avrei dovuto incontrarla di persona (si fa per dire!), e così sono sceso.
Karin era un flusso di luce porpora. Mi fece strada attraverso una foresta schermata, un luogo di cui gli agenti non conoscevano neanche l’esistenza. Entrammo nell’Underground attraverso il tronco di una quercia, che dall’altra parte altro non era che il tombino di un vicolo buio e maleodorante.
Camminammo per un po’ attraverso le pozzanghere della città di Tintaboo. Non potevo fare a meno di notare le finestre illuminate degli alti edifici ai lati della strada, intuendo le perversioni che vi si consumavano al loro interno. Questo era il sottosuolo del sistema, il luogo della scelleratezza, il luogo della libertà.
Entrammo in un bar. Il neon azzurro lampeggiava lungo ogni spigolo dell’edificio, i tavoli erano intrecci di laser cremisi. Veniva servito “pulsion” sotto forma di drink; alti bicchieri colmi di una sostanza verdastra, poco raccomandabile, e un ombrellino di carta colorata. Ne ordinammo due.
L’ultima volta che ho gettato in pasto al mio sistema neurale del sano “pulsion”, mi sono rinchiuso per due giorni interi a piangere nello sgabuzzino di casa della mia donna. Un’esperienza magnifica!
Lo sorseggiai piano, e ne lascia più della metà.
Lei mi parlò del progetto. Il suo avatar aveva finalmente preso le sembianze di una donna. Il porpora era rimasto solo sui suoi vestiti di lattex.
La piegatura del tempo nel sistema era il progetto più ambito di alcuni ricercatori outlaw, programmatori un tempo rispettati ed oggi costretti a muoversi nei meandri del sottosuolo. Ne avevo sentito parlare, ma non lo ritenevo possibile.
Nel mondo reale il mito della macchina del tempo aveva intrattenuto generazioni di uomini, ma oggi anche le industrie del divertimento più cheap esitavano a utilizzare un cliche del genere per il loro mercato. Welles era morto e sepolto.
Ma che il tempo potesse essere distorto all’interno della matrice era ancora un argomento intrigante per i gossiper e i cospirazionisti perdigiorno. Molti credevano che il governo stesse già influenzando il passato e il futuro attraverso dei software capaci di aprire degli accessi temporali. Storie fittizie. Favole della rete.
Ma era proprio questo che Karin mi stava proponendo. Lei aveva il software ed era pronto a consegnarmelo. Lo avevano chiamato HGW, in onore dello scrittore inglese.
Secondo i programmatori era impossibile utilizzarlo dentro l’Undreground, a causa della Grande Schermatura Esterna, il sistema difensivo eretto dalle Corporations per ghettizzare il popolo libero della matrice. Solo un operatore dei livelli superiori poteva provare a testarne la sua efficacia, non senza qualche rischio.
Karin non mi disse perché avevano scelto me, ma di sicuro mi stavano dietro da tempo. Qualcuno negli inferi mi conosceva molto meglio dei Signori del Controllo dei piani alti.
Ho impiegato tre giorni a schermare lo schermabile, a codificare il software e a farlo girare sordamente nel mio server. Credo di esserci riuscito.
Credeteci oppure no, ma queste sono le prime righe di un Reporter dal Futuro.
Vi mostrerò la strada che state percorrendo, e il luogo in cui siete diretti, e vi assicuro che non vi piacerà affatto. Ma forse siete sempre in tempo a cambiare direzione.

George