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giovedì 18 aprile 2013

LA COVER MIGLIORE... TEMPLE OF THE KING

Quale delle tre è secondo voi la miglior cover del famoso pezzo dei Rainbow, Temple of the King? Ascoltate e votate!!!


sabato 11 giugno 2011

THE DEAR HUNTER: The Color Spectrum



Chi è Casey Crescenzo? È un tenerone di 27 anni con la barba con già una notevole carriera musicale alle spalle, leader fondatore dei The Dear Hunter, band di alternative rock con uscite progressive, songwriter, polistrumentista e produttore a tempo perso. Ma soprattutto Casey Crescenzo è la voce sofferta e melanconica che ci racconta la saga di “The Boy”, protagonista di un concept di sette album iniziato nel 2006 con il primo atto (The Lake South, The River North) e continuato nel 2007 e 2009 con gli atti 2 e 3, veri e propri gioielli del rock moderno.

lunedì 6 giugno 2011

FRANCK CARDUCCI - Oddity



Oddity, opera prima del chitarrista-polistrumentista Franck Carducci, racchiude fin dalle prime note tutta la magia della scena sympho-prog, facendo il verso ai capostipiti Marillion e Pendragon, omaggiando ovviamente i maestri Genesis e chiudendosi con una vera e propria dichiarazione d'amore, la cover di The Carpet Crawlers.

Forte del supporto di validi musicisti e nomi prestigiosi come il fratello di Steve Hackett, John (tanto per non farsi mancare il legame carnale con i paladini inglesi), questo primo lavoro del musicista franco-italiano spicca sicuramente per tecnica e qualità di produzione. La lunga suite d'apertura Achilles, divisa in sei movimenti, ci trasporta subito in quelle zone armoniche tipiche del progressive più melodico, senza però mai risultare prevedibile. E sono proprio le linee melodiche il cavallo da battaglia di questo bel disco, che sicuramente gli amanti del genere non potranno perdersi.

lunedì 30 maggio 2011

KING CRIMSON: A Scarcity of Miracles



Quando Robert Fripp e Jakko Jakszyk si sono ritrovati nel febbraio 2009 non avrebbero mai pensato che le sedute iniziali di improvvisazioni per chitarra sarebbero diventate un album in piena regola, o che sarebbero diventate in ultima analisi, un progetto dei King Crimson. Con lo svilupparsi del materiale di quelle prime sedute fu ovvio che il progetto si stava trasformando in qualcosa di molto più grande del previsto. L'arrivo del sassofonista ed ex membro dei King Crimson, Mel Collins, ha aggiunto ulteriore colore e consistenza alle canzoni che andavano formandosi. La line-up è stata completata con l'aggiunta del bassista Tony Levin ed il batterista dei Porcupine Tree, Gavin Harrison (entrambi membri dell'incarnazione 2008 dei King Crimson), che hanno aggiunto le loro parti al materiale nei loro rispettivi studi.

mercoledì 13 aprile 2011

LE ORME - La Via della Seta



Delle vecchie Orme è rimasto solo il nome, dato che con la dipartita di Tagliapietra un paio di anni fa, solo il batterista Michi Dei Rossi è rimasto di quel meraviglioso trio che cavalcò gli anni settanta con uno dei sound progressivi più originali del panorama, un sound che spiccava più che altro per l'hammond di Pagliuca e la voce di di Aldo Tagliapietra. Ma se si affronta questo album appena uscito senza la pretesa di ritrovare la magia di quello storico gruppo, non sarà difficile perdersi nelle sue nobili sezioni melodiche, grazie soprattutto ai virtuosismi di Michele Bon (davvero un ottimo tastierista). La Via della Seta è un concept di tutto rispetto, che credo piacerà a tutti gli amanti del progressive italiano come il sottoscritto.

mercoledì 6 aprile 2011

ROCK CITY- SESTO EPISODIO: King Nico

Torna dopo un anno di stop la saga di Rock City. Ecco il sesto episodio di questa avventura fantamusicale sempre generosa di sesso, droga, rock'n'roll e naturalmente lui, il diavolo... Tutta la saga è ispirata al Fantasma del Palcoscenico, film cult di Brian de Palma, e forse questo racconto più degli altri omaggia quella straordinaria pellicola.



King Nico, direttore artistico della Music Dome, centocinquantotto centimetri di pura energia creativa, due occhi azzurri e profondi incorniciati da un nugolo di boccoli dorati, supervisionava le ultime direttive per l'imminente apertura del Fantàsia, il nuovo tempio del rock nella città del diavolo. Seduto tra le ombre in fondo alla platea deserta, ascoltava le performance degli artisti, mentre con gli occhi divorava gli spartiti sottratti dalla suite di Jonathan Leverick, il compositore che si era gettato dalla finestra della sua camera d'albergo un paio di giorni prima. Era stato un brutto colpo, non solo per i fan, ma anche per la Music Dome. La casa discografica aveva investito un bel gruzzoletto sulla sua gallina dalle uova d'oro, certa che lo spettacolo che stava preparando avrebbe decretato l'immediato successo del nuovo locale. Jonathan stava scrivendo un concept epico che ripercorreva le avventure di un grande condottiero del passato che per odio, o forse per amore, aveva rifiutato il suo dio ed era sceso a patti con l'eterno avversario. La composizione era come al solito impeccabile, ma Nico era convinto che Leverick non incarnava l'immagine giusta per un luogo come il Fantàsia. Avrebbe regalato al suo pubblico una performance eccellente, ma Nico non stava al gioco per un semplice “eccellente”. Lui voleva qualcosa di memorabile...

sabato 5 marzo 2011

BLACK WIDOW LIVE







Una delle mie band preferite degli anni settanta. Splendido e diabolico il loro Sacrifice, ma anche l'album di debutto, Black Widow, non è da meno. Recentemente è uscito il DVD Demons Of The Night Gather To See Black Widow Live, dal quale è estratto questo video (Come to the Sabbath). Il fotage rappresenta una performance del 1970 per la televisione tedesca.

Sembrerebbe che a distanza di 40 anni il sassofonista flautista della band, Clive Jones, abbia intenzione di pubblicare un nuovo disco insieme al cantante della formazione originale Kay Garret più alcune interessanti sorprese. Ci sarebbe già il titolo, Sleeping With Demons, e dovrebbe uscire quest'anno.

Fonte: The Colony of Slippermen

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lunedì 7 febbraio 2011

ZUCCHERO: CHOCABECK



Reccensione di G. Del Lungo

“Un respiro d’aria nuova”, è quello che sente il nostro Sugar, mentre si incammina verso i trent’anni di carriera. Lo dichiara nell’opening di questo Chocabeck (espressione dialettale simpaticamente onomatopeica), un album che forse non stupirà, esclusivamente perché Zucchero è già riuscito a stupire con tutte le armi possibili: l’eclettismo, la multiforme sapienza compositiva, e naturalmente le vette di poesia che ha saputo raggiungere tra un Miserere, un canto soul o una canzonaccia d’amore di stampo classico.

In questo disco di ballate, con qualche parentesi più vivace, l’“aria nuova” si inspira nell’apertura, piuttosto programmatica, e la si butta fuori alla fine. E non è escluso che lasci qualcosa nel cuore, sia al primo ascolto, sia al centesimo, che senz’altro merita. È un vento di nostalgia che ispira le undici tracce di questo piccolo gioiello. Non quella nostalgia stanca di chi ha anni di scorribande ritmiche alle spalle, ma qualcosa di inevitabilmente ispirato e soprattutto concreto: perché i campi, i ruscelli, il sole che illumina il sentiero verso casa sono lì, a portata di orecchio, tra un sussurro e una nota di organo. Come nel Suono della domenica, dove i tratti autobiografici iniziano a farsi strada in modo prepotente, raccontandoci che al paese dove viveva il piccolo Amedeo forse non si danzava fino all’alba su ritmi vudù, ma volendo si poteva cantare nel coro del paese in occasione delle feste.

E in tutto questo amarcord bucolico non c’è molto spazio per le brutte giornate: anche quando le note sono malinconiche, come in Alla fine, che ricorda tanto i toni di quel Blues del 1987, c’è sempre la pace avvolgente dei giorni d’estate. Invece del sole, ci sono i fiati e il pianoforte, e anche quando il ritmo passa dal meditativo al giocoso (Vedo nero, ma anche il singolo spaccaradio È un peccato morir), non c’è niente di sguaiato. Chissà se è davvero finito il tempo delle danze tribali e dei tormentoni funky da pollaio. Per adesso ci si può godere un viaggio nelle melodie delicate di pezzi in cui la voce di Zucchero riscalda davvero, come nella splendida Oltre le rive, forse la traccia più rappresentativa di un disco da ascoltare a occhi chiusi.

Tracklist:

01. Un soffio caldo
02. Someone else’s tears
03. Soldati nella mia citta
04. E’un peccato morir
05. Vedo nero
06. Oltre le rive
07. Un uovo sodo
08. Chocabeck
09. Alla fine
10. Spicinfrin boy
11. God bless the child

FONTE: The Colony of Slippermen

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domenica 16 gennaio 2011

Anekdoten Live Castel di Mileto 1996







Tempo fa riportai in digitale una vecchia videocassetta-bootleg si un suggestivo concerto degli Anekdoten sotto il Castel di Mileto, location medievaleggiante nel cuore del Chianti. La performance si svolse nel 1996 durante il tour per il loro splendido secondo album "Nucleos".

Gli Anekdoten sono stati una delle band più importanti degli anni novanta del genere progressive (scuola svedese), e ancora oggi continuano, pur con una certa parsimonia, a sformare album magnifici. Questo documento mi è rimasto nell'hard disc per un bel po' di tempo, aspettando l'occasione di presentarlo su una piattaforma che lo contenesse per intero. Novamon, a differenza di Megavideo che ha il tempo limitato, mi è sembrata una buona alternativa.

Il concerto per intero ha una durata di 1 ora e 50. Nel finale potrete gustarvi alcune splendide cover dei King Crimson: Larks Tongues in Aspic, Easy Money, Starless. Il video potete guardarlo e scaricarlo a questo link.

Articolo correlato: Anekdoten - A Time of a Day

FONTE: The Colony of Slippermen

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martedì 11 gennaio 2011

L'INDUSTRIA DEL DISCO È IN CRISI... ANZI NO!

L'industria discografica è in crisi, una notizia che non è più notizia. Ma quando è stata l'ultima volta che l'industria discografica si è tappata la bocca ed ha smesso di lamentarsi, mi chiedo. Fin dai tempi delle musicassette le multinazionali del disco hanno gridato alla crisi dando sempre la colpa alle nuove tecnologie. Sono passati più di dieci anni da Napster e non si arrendano. Mi domando allora, come mai continuano a combattere una battaglia persa, cioè quella della lotta alla pirateria informatica. Proverò a rispondere seguendo un filo logico tutto mio e senza pretese.

Dall'ultimo articolo apparso su Torrent Freak, blog dedicato agli amanti del file sharing, si viene a sapere che nonostante il fantomatico crollo del mercato del disco, negli ultimi quattro anni la vendita delle unità digitali è aumentata del 27%. Questo significa che la gente preferisce comprare on-line una o due canzoni e spendere un paio di euro invece di pagarne 10 o 12 per l'intero album. Che scoperta! È ovvio che con il mercato digitale si sarebbe arrivati a questo. Se l'ortolano ti offre un sacco di pere per metà bacate a cinque euro, è normale prenderne solo due sfuse ma buone per un euro e cinquanta. É così che funziona il mercato, no?

Si potrebbe pensare che la gente si scarichi prima l'album pirata, se lo ascolti, magari gli piacciono solo due pezzi e per non sentirsi in colpa va su I-Tunes e li scarica a pagamento. La realtà credo però che sia un'altra; il fatto è che l'industria del disco si è sempre sostenuta, non grazie ai veri appassionati di musica, che ancora oggi investono diversi quattrini in CD, ma grazie all'ascoltatore di passaggio, il cliente casuale, la massa insomma. È la massa che fa i grandi numeri, e oggi la massa sta incominciando a conoscere il mercato on-line (probabilmente non ha neanche la minima idea di come scaricare un album pirata). Invece di acquistare l'intero disco, il cliente casuale si compra le canzoni che già conosce e se le butta sull'i-pod. Ecco perché le vendite dei singoli sono cresciute mentre quelle degli album sono crollate.

Ciò che è realmente cambiato non è il mercato ma la fruizione del prodotto, e di conseguenza sono cambiate le abitudini del consumatore. Perciò il mercato si dovrebbe adattare a queste nuove mode. Alcuni musicisti già lo sanno e hanno smesso di produrre cd (vedi i Radiohead). In effetti anche dal punto di vista artistico l'idea dell'album è decisamente limitativa. Negli anni settanta c'era il vinile, con i sui 45-50 minuti disponibili, se non si voleva fare uscire un doppio. Col CD i tempi si sono dilatati. É normale che il mezzo di fruizione dell'opera condizioni l'operato dell'artista, ma ai tempi di internet ormai questa è una cosa che non esiste più, e non riguarda solo la musica.

Assolutamente anacronistica la recente causa dei Pink Floyd contro la EMI. La multinazionale voleva sezionare le opere del band inglese per venderle meglio su I-tunes, seguendo ovviamente le tendenze del mercato. I Pink Floyd, che di sicuro non hanno certo bisogno di guadagnare di più di quello che hanno già guadagnato, ne hanno fatto una prova d'orgoglio e si sono battuti per tenere i loro concept-album uniti. La faccenda è abbastanza ironica, se ci pensiamo bene. Ai tempi di soundclouds, dove dj improvvisati deturpano i capolavori del rock, proteggere qualcosa di assolutamente etereo come una traccia digitale è abbastanza ridicolo. Se avessero avuto bisogno di soldi, probabilmente la loro scelta sarebbe stata diversa. Ma il fattore “soldi”, si sa, condiziona da sempre il processo creativo di ogni artista...

Tornando alla domanda iniziale, perché le case discografiche continuano questa lotta, mi viene da pensare semplicemente questo: perché possono. Alcuni si domandano se non farebbero meglio ad investire sulle nuove esigenze di mercato, invece di riversare milioni di dollari in campagne pubblicitarie e battaglie legali. Beh, di sicuro non lo fanno per rimetterci. Perché una cosa è certa, quello che le multinazionali sanno fare meglio è fare sorridere i bilanci. Si potrebbe pensare che i discografici siano alla strette, che non trovino alcun modo di sfruttare le nuove tendenze di mercato, ma questo non spiega il loro accanimento e il loro spreco di energie e denaro per una battaglia persa.

La battaglia contro la pirateria ha secondo me a che fare con la grande guerra contro la libertà di internet. Questo è solo uno dei molti fronti. C'è quello della libera informazione, della web-TV, di Wikileaks (ed i suoi specchi per le allodole), della proprietà digitale... ecc. Bisogna alzare la guardia. Le libertà si tolgono un poco alla volta, e se non stiamo attenti un giorno ci sveglieremo, accenderemo il nostro PC e ci ritroveremo magicamente davanti alla vecchia TV!

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