lunedì 2 novembre 2009

IL VIOLINISTA METROPOLITANO

É un fredda mattinata di gennaio al DC Metro Station di Washington. Un costante fluire di carne umana percorre i lunghi corridoi della metropolitana, illuminata asetticamente dai neon. È il plasma vitale di un assurdo sistema che ci vuole produttivi e consenzienti. Il brontolio sommesso di migliaia di zampette calzate di pelle o di gomma, è interrotto improvvisamente dal suono dolce e pungente di un violino.
Il violinista suona sei pezzi di Bach per circa quarantacinque minuti. Durante questo periodo più di duemila persone attraversano la stazione, involucri di energie sedate, trascinati quotidianamente ai loro posti di lavoro da invisibili fili. È l’assurda danza del bel mondo…
Dopo tre minuti un uomo di mezza età nota il musicista suonare. Come rapito per un attimo dalla vibrazione di quelle corde, l’uomo rallenta, si ferma per alcuni secondi e poi si affretta a tornare sulla sua strada.
Quattro minuti più tardi il violinista riceve il suo primo dollaro: una donna gli getta i soldi nel cappello e, senza fermarsi, continua a camminare. È forse un gesto istintivo, dettato dal suo inconscio?
Poco dopo un giovane si appoggia al muro ad ascoltare la musica, indeciso se farsi catturare o ritornare sui suoi passi. Guarda l'orologio e l’inganno lo sorprende nuovamente. Si allontana veloce accompagnato da un fraseggio di Bach.
Dieci minuti più tardi un bimbo di appena tre anni si ferma, ma la madre lo trascina via di fretta. Il ragazzo punta i piedi per poter guardare il violinista più da vicino, lui che non é attaccato ad alcun filo ma è appendice di una madre impegnata. Lei lo spinge, intimandogli di camminare, e lui non può fare altro che ubbidirle, ma continua a girare la testa in direzione di quella melodia, fino a quando la folla non gli sottrae alla vista le abili dita del musicista. Nell’arco della performance questo episodio si ripete molte altre volte con altrettanti bambini, ed ogni genitore, senza alcuna eccezione, trascina via di forza il proprio figlio.
Sono passati quarantacinque minuti e il musicista continua a suonare. Solamente sei persone si sono fermate ad ascoltarlo per un breve periodo. Una ventina gli ha dato dei soldi senza però fermarsi. L'uomo ha raccolto un totale di trentadue dollari.
Quando finisce di suonare nessuno lo nota. Nessuno applaude, né vi é alcun riconoscimento. Lo zampettio degli insetti riprende possesso dell’etere del corridoio.
Nessuno lo sa, ma quel violinista è Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Durante quell’ora scarsa ha suonato uno dei pezzi più complessi che sia mai stato composto, con un violino del valore di tre milioni e mezzo di dollari. Due giorni prima Joshua Bell ha fatto il tutto esaurito in un teatro di Boston, dove i posti costano in media cento dollari.
Allora c’è da chiedersi, se non riusciamo a ritagliarci un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti del mondo che suona gratuitamente alcune delle musiche più belle mai scritte, con uno degli strumenti più pregiati mai realizzati, quante altre cose meravigliose della nostra quotidianità ci facciamo mancare?


Questo episodio é realmente accaduto e ho deciso di costruirci sopra una piccola storia, come ho giá usato fare in passato. Il progetto l'ho chiamato "L'Orfanotrofio delle storie", ovvero il riproporre episodi di vita o eventi con un nuovo abito.

Joshua Bell che suona in incognito alla stazione della metropolitana fu un evento organizzato dal Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità della gente.

Le questioni sollevate:

- In un ambiente affollato durante un'ora inopportuna, riusciamo a percepire la bellezza?

- Riusciamo a fermarci per apprezzarla?

- In un contesto inaspettato, riusciamo a riconoscere il talento?

FONTE: http://bitsofwisdom.org/2009/10/21/interesting/perception/

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